PRO471
3 progettare 471 • GIUGNO/LUGLIO 2025 La Germania sta attraversando una fase che gli esperti definiscono di ‘declino strutturale’: la crescita economica negativa, le aziende che stanno tagliando gli investimenti, la produzione che è in calo per il terzo anno consecutivo. L’Istituto tedesco per l’economia (IW) prevede una diminuzione del PIL dello 0,2%mentre gli altri Paesi europei si avviano verso una crescita quantomeno modesta. Nell’intera zona euro, la Germania si colloca quasi in fondo alla classifica, dietro non solo alla Francia o alla Polonia, ma anche alla media dell’intera UE. Uno degli esempi più evidenti della crisi tedesca è il settore automobilistico, da sempre considerata il cuore delle esportazioni teutoniche. A questo, però, si stanno aggiungendo anche altri comparti, come l’ingegneria meccanica, l’industria chimica e l’edilizia. Sempre secondo i dati IW, più di un terzo delle aziende tedesche prevede di ridurre il personale non solo per i costi più elevati ma anche l’incertezza sulla politica commerciale degli USA, il costo elevato dell’energia o la crescente concorrenza asiatica. Le aziende annullano sempre più spesso gli investimenti pianificati e si concentrano sulla quotidianità anziché sullo sviluppo. Ma se la Germania era considerata la locomotiva d’Europa grazie alla solidità del suo tessuto industriale, questo declino non può non produrre effetti negativi anche per l’Italia. Quello tedesco, infatti, è il primo mercato di destinazione dell’export italiano. La crisi tedesca sta però già impattando sull’economia italiana: lo scorso anno le vendite del Made in Italy in Germania hanno registrato una flessione del 5%, con una perdita per le imprese italiane di circa 10 milioni di euro al giorno di business secondo un’analisi di Confartigianato. L’economia al tempo della globalizzazione non ammette compartimenti stagni.
[email protected] La crisi strutturale tedesca impatta anche sull’Italia EDITORIALE LUCA ROSSI
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