PRO474
3 progettare 474 • NOVEMBRE/DICEMBRE 2025 Allo studio il piano Transizione 6.0 Il nuovo piano Transizione 6.0 è in fase di elaborazione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il documento potrebbe dare una spinta alla ripresa degli investimenti industriali tra l’8% e il 10% nel biennio 2026-2027, con un contributo positivo al PIL fino a 0,4 punti percentuali all’anno. La misura, che dovrebbe essere finanziata con risorse nazionali per circa 3,5 miliardi di euro, ha l’obiettivo di rilanciare la spesa per macchinari e tecnologie legate alla doppia transizione digitale ed ecologica. Il quadro emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa. Secondo la ricerca, il piano Transizione 5.0, finanziato dal Pnrr, disponeva di 6,3 miliardi di euro, ma solo 2,2 miliardi risultano finora utilizzati, pari a poco più del 35% del totale. Entro fine 2025, si legge nello studio, il tiraggio complessivo potrebbe arrivare al 40- 45%: molto inferiore alle attese iniziali. Le cause principali vengono individuate nella burocrazia e nei ritardi attuativi, con oltre sei mesi medi di tempo tra ordine e consegna dei macchinari, e nell’esclusione dei settori energivori come siderurgia, ceramica e vetro. Il Centro Studi di Unimpresa stima che, con una dotazione adeguata e una durata biennale, il nuovo piano potrà riattivare il ciclo degli investimenti industriali. La nuova misura sarà finanziata questa volta con fondi nazionali e non più europei. L’intenzione del ministero è costruire un meccanismo più semplice, chiaro e condiviso. Il credito d’imposta è considerato il modello più inclusivo perché consente di accedere all’incentivo anche alle imprese non in utile, che rappresentano circa il 45% del totale italiano. Questa formula prevede un utilizzo del beneficio nell’arco di tre anni, in compensazione con i tributi dovuti. L’alternativa è ripristinare l’iperammortamento, già utilizzato con Impresa 4.0, che offriva un vantaggio fiscale diluito su sette anni, ma solo alle imprese in utile e senza limiti di spesa, con il rischio che una singola azienda potesse assorbire centinaia di milioni di euro di risorse pubbliche.
[email protected] EDITORIALE LUCA ROSSI
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