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18 rmo MARZO 2025 INCHIESTA in un clima di ‘business as usual’. Le tensioni USA-Cina hanno già prodotto risultati in termini di maggiore distacco delle filiere europee oltre che statunitensi da quelle cinesi. Se nell’immedia- to l’impatto è stato limitato per l’Italia data l’esposizione relativa- mente bassa delle sue imprese esportatrici sul mercato cinese, effetti indiretti sono inevitabili a causa del freno che il decoupling comporta per l’economia tedesca, già ferita dai rincari energe- tici a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. L’indebolimento dei fondamentali economici è aggravato dalle fragilità politiche che si stanno manifestando oltre che in Germania, anche in Francia. Essendo l’UE il primo mercato di sbocco per l’export italiano (anche di macchinari) ciò potrebbe tradursi in un ge- nerale indebolimento della componente estera dei consumi. A rendere ancor più complesso lo scenario è l’instabilità geopo- litica del Medio Oriente, che ha avuto dirette conseguenze sul trasporto merci, allungando tempi di percorrenza e aumentando i costi delle tratte marittime. Insieme agli effetti dei numerosi shock sopra elencati vanno considerati quelli prodotti dalle tendenze di lungo periodo, co- me la digitalizzazione e i cambiamenti climatici. Le imprese, in- fatti, si trovano a dover innovare di continuo sia per tenere il pas- so con il progresso tecnologico sia per l’adozione di strategie di produzione sempre più sostenibili. Ne emerge un quadro di rife- rimento caratterizzato da un grado di complessità straordinario. L’economia globale rimane resiliente, nonostante l’eterogenei- tà tra Paesi e settori. Si prevede che la crescita del PIL globale si rafforzerà leggermente al 3,3% nel 2025 e rimarrà stabile a questo livello fino al 2026. L’inflazione continua a moderarsi e la componente ‘core’ rientra ormai negli obiettivi delle banche centrali per la maggior parte delle economie. Anche la tensione sul mercato del lavoro si è allentata, seppure i tassi di disoccu- pazione rimangano generalmente pari o prossimi ai minimi sto- rici. Tuttavia, i rischi gettano un’ombra su quello che altrimenti sarebbe uno scenario centrale relativamente positivo. I principa- li rischi riguardano l’intensificarsi ulteriore delle tensioni geopoli- tiche, l’inflazione che potrebbe rivelarsi più persistente del pre- visto e una brusca rivalutazione del rischio nei mercati finanziari. FATTORI DI COMPETITIVITÀ DELL’ITALIA In questo scenario internazionale, l’Italia può contare sulle espor- tazioni a elevata sofisticazione di beni strumentali. In particolare, su quelli che si distinguono per l’alta intensità di automazione, creatività e tecnologia (ACT), macchinari dall’elevato grado di precisione, da una presenza dell’elettronica sempre più pervasi- va rispetto alla parte meccanica, dall’agilità nell’adottare soluzio- ni su misura e da un crescente contenuto di servizi nell’offerta di vendita. In questo l’Italia esprime un vantaggio competitivo sia in termini di prezzo applicato per la vendita sia, a parità di prezzo, per le più elevate quantità di macchinari vendute. Nonostante l’elevato grado di incertezza, nel 2023 le aziende Italia ed Europa devono colmare il gap di competitività con Cina e Stati Uniti. E il divario di produttività tra imprese europee e statunitensi è spiegato in gran parte dal settore tecnologico: l’UE è debole nelle tecnologie emergenti che potrebbero rivelarsi chiave per la crescita futura, con solo 4 delle 50 aziende tecnologiche più importanti al mondo. Al momento non esiste alcuna azienda nel continente europeo con capitalizzazione di mercato superiore a 100 miliardi di euro creata negli ultimi 50 anni (negli USA le sei aziende con capitalizzazione superiore ai 1.000 miliardi sono state create tutte in questo periodo). Lo scarso dinamismo delle aziende UE si riflette anche in una performance più debole nella spesa in R&D, inferiore di 270 miliardi di euro rispetto alle loro controparti statunitensi nel 2021. La questione centrale non sembra essere che l’Europa manchi di idee o di ambizione, essendoci molti brevetti depositati. La sfida più grande è quella di tradurre l’innovazione in commercializzazione. Le aziende innovative che vogliono crescere in Europa sono ostacolate in ogni fase da normative incoerenti e restrittive. LE NORME RESTRITTIVE SONO IL TALLONE D’ACHILLE

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