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21 SETTEMBRE 2025 rmo dente. Il fatturato di settore si è fermato a 9.340 milioni di euro. Come emerge dalle previsioni elaborate dal Centro Studi & Cul- tura di Impresa di Ucimu, il 2025 segnerà una leggera ripresa dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e au- tomazione. Tutti gli indicatori torneranno in territorio positivo ma gli incrementi sono decisamente contenuti. La produzione si atte- sterà a 6.490 milioni di euro (+2,6%). Le esportazioni, attese an- cora in crescita (+1%) a 4.315 milioni di euro. Anche le consegne sul mercato interno torneranno a crescere (+5,9%) attestandosi a 2.175 milioni di euro, sostenute dalla lenta ripartenza del consu- mo domestico che salirà a 3.910 milioni di euro (+5,5%). Anche le importazioni registreranno segno positivo, arrivando a 1.735 milioni (+4,9%). CONTESTO ECONOMICO E GEOPOLITICO Con una domanda interna ed estera decisamente debole, gli strumenti di incentivo risultano indispensabili. Anche perché la Germania si doterà presto di un piano di sostegno e rilancio della sua industria. “Al nostro Governo chiediamo un intervento immediato per l’anno in corso su Transizione 5.0, per ottenere il prolungamento della sua operatività oltre il termine previsto - ha indicato -. Ma se ciò non fosse possibile, chiediamo almeno di convertire i fondi ancora disponibili su nuove misure. A questo proposito pensiamo occorra ragionare, fin d’ora, sulle politiche nazionali che dovranno accompagnare lo sviluppo dell’indu- stria dal 2026 in avanti”. Ucimu chiede al Governo provedimenti strutturali che permettano alle aziende di pianificare i propri in- vestimenti, evitando così picchi di lavoro insostenibili per i co- struttori italiani, specializzati nella produzione su commessa. Rispetto al contesto due sono i grandi interrogativi: uno riguarda il futuro dell’automotive europeo e del suo indotto, l’altro riguarda la paventata politica dei dazi che potrebbe innescare un effetto domino su tutte le aree del mondo. “Sull’elettrificazione del mo- tore - ha affermato Riccardo Rosa - ancora una volta, ribadiamo la necessità di far valere il principio di neutralità tecnologica. Anche perché nel conto della sostenibilità di questo processo di transizione occorre considerare, oltre all’impatto ambientale, anche quello economico e sociale. Da imprenditori e cittadini europei sappiamo benissimo che l’interesse dei giovani per l’automobile è infinitamente inferiore a quello delle generazioni precedenti ma stiamo decidendo di lasciare all’Asia tutto il no- stro mercato e stiamo rischiando la desertificazione di un pez- zo fondamentale dell’economia dell’Area Euro, premessa per l’impoverimento della popolazione. Tutto questo non può ac- cadere”. Per il presidente occorrono politiche comunitarie, per accompagnare la riconversione degli impianti verso differenti produzioni. “Inoltre, i fondi e i piani di sviluppo per il riarmo, la di- fesa e l’aerospace potranno, sì, dare nuovo impulso all’industria dell’Area Euro ma, in questi settori, non ci si improvvisa - ha con- tinuato -. Entrare nella galassia dei grandi player di questi mondi significa sottoporsi a rigide valutazioni e certificazioni. E spesso i requisiti richiesti rappresentano, già in partenza, un ostacolo importante per molte piccole e medie imprese”. In merito ai dazi, per Riccardo Rosa gli Stati Uniti, lo scorso anno sono risultati il primo mercato di destinazione dell’Italia con oltre 600 milioni di macchine vendute. “Il nostro prodotto - ha affermato Riccardo Rosa - è molto apprezzato lì e le fabbriche americane hanno terribilmente bisogno dei macchinari di importazione per- ché la produzione interna non è assolutamente sufficiente a sod- disfare la domanda. Per tale ragione possiamo pensare che le barriere tariffarie in ingresso non saranno particolarmente pena- lizzanti per noi. Più problematico potrebbe essere l’effetto indiretto dei dazi sui prodotti nelle cui filiere siamo inseriti”. Quello che è decisamente penalizzante è l’incertezza.
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