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EDITORIALE 3 NOVEMBRE/DICEMBRE 2025 rmo INGERMANIA SI LANCIA L’ALLARME PER I COSTI ELEVATI DELL’ENERGIA In Germania alcuni studi stanno lanciando l’allarme sulla fuga delle imprese. Prima un report della Camera di Commercio e dell’Industria tedesca e adesso un’indagine della società di consulenza Simon-Kucher: sempre più aziende ad alto consumo energetico stanno spostando i propri investimenti all’estero , attratte da condizioni economiche più favorevoli e costi energetici più bassi. Tra le cause principali che vengono portato, oltre naturalmente ai costi energetici, c’è la perdita di fiducia nella transizione verso l’idrogeno come fonte alternativa . La riconversione degli impianti, sostenuta da miliardi di euro tra fondi pubblici e privati, si rivela oggi troppo onerosa. Il prezzo dell’idrogeno resta elevato e le prospettive di una riduzione nel medio periodo sono scarse . Un esempio è quello di Arcelor-Mittal, che ha sospeso la costruzione di impianti a impatto climatico zero a Brema ed Eisenhüttenstadt, optando invece per la Francia, dove l’energia costa meno. Le aziende temono, inoltre, che l’aumento del prezzo dei certificati di emissione di CO 2 , oggi parzialmente compensato da sussidi europei, possa aggravare ulteriormente la situazione. Anche gli incentivi statali, come il contributo da 6,5 miliardi di euro per alleggerire i costi della rete elettrica, appaiono insufficienti . Per l’impianto chimico di Leuna, nell’est del Paese, il beneficio coprirebbe ad esempio appena il 2-3% delle spese energetiche. Secondo Simon-Kucher, la produzione dei settori ad alta intensità energetica “è oggi inferiore del 15% rispetto ai livelli pre-crisi del 2019”. Anche il valore aggiunto industriale complessivo è diminuito del 3,6% rispetto al periodo pre-pandemico, “segno di una perdita strutturale di capacità produttiva”.
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