ITALIA50_25

UOMO | SOSTENIBILITÀ | AI | AUTOMAZIONE AVANZATA 2025 \ 33 università (pubbliche e private) per le quali una quota significativa dei fondi proviene dal bi- lancio statale e non da risorse proprie. A loro volta le imprese italiane conducono meno R&S finanziata da soggetti pubblici: finanziamenti che sono pari a 0,04 punti percentuali di PIL. Affiorano in sintesi alcuni fattori rilevanti. In primo luogo, nell’ultimo decennio si è verificata una si- gnificativa ricomposizione della spesa globale in R&S con un aumento nei settori ICT e un decli- no dell’automotive (settore in cui peraltro sono specializzate molte imprese europee). Inoltre, l’età media dei campioni dell’innovazione è mol- to più bassa in Cina e USA rispetto ad Europa e Giappone; infine, anche guardando alle sole 2.000 imprese leader, la spesa in R&S è forte- mente concentrata in poche aziende, in partico- lare nei comparti della produzione di software e nell’aerospazio e difesa. TRASFERIMENTO TECNOLOGICO “La quota dei brevetti di proprietà diretta di uni- versità ed enti pubblici di ricerca è in crescita significativa in Italia e in Europa - riferisce Fabio Bertolotti -. Per facilitarne lo sfruttamento da parte del settore produttivo, un ruolo fonda- mentale di intermediazione è svolto dagli uffici di trasferimento tecnologico (UTT) delle università. Questi si occupano della protezione e gestione della proprietà intellettuale, della concessione di licenze e cessione di brevetti, della stipula di contratti di ricerca con le imprese e della promo- zione di start-up e spin-off, facilitando il trasfe- rimento delle innovazioni prodotte dal mondo accademico”. Come nel resto d’Europa, anche in Italia l’attività di questi centri appare concentrata presso poli di ricerca di maggiori dimensioni, che, in alcuni casi, operano come entità giuridiche autono- me. L’attenzione delle università al trasferimento tecnologico è aumentata, ma gli UTT restano di dimensioni inferiori alla media europea (5,7 vs. 11 dipendenti a tempo pieno) e, a parità di nu- mero di famiglie di brevetti gestite, hanno il 20% di addetti in meno rispetto alla media UE. Non solo: in termini di valorizzazione economica, gli UTT di casa nostra hanno livelli di ricavi medi dalle attività di cessione e licenza dei brevetti e da contratti di ricerca meno elevati, I rendimen- ti dallo sfruttamento della proprietà intellettuale sono potenzialmente aumentati con l’abolizione del ‘professor privilege’. Tuttavia, l’autofinanzia- mento delle attività di trasferimento tecnologico è possibile solo per portafogli brevettuali ampi e presenta criticità legate ai flussi di cassa. Alla luce di tali criticità emerse, si delineano due

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