PRO473
27 progettare 473 • OTTOBRE 2025 La realtà degli incubatori/acceleratori è sempre più strategica negli ecosistemi nazionali e locali. Un ambito dinamico ed in evoluzione: in base ad un recen- te studio (fonte: Database IncubatoriSim 2024, Database Aida), esistono oggi in Italia 239 incubatori tecnologici. Il 42% del campione interpellato dichiara di svolgere un ruolo sia di incubatore, sia di accelera- tore, mentre il 36% afferma di svolgere in forma preminente attività di incubazione. Si definisce ‘incubatore’ un’organizzazio- ne che supporta attivamente il processo di creazione e sviluppo di nuove imprese innovative attraverso una serie di servizi e risorse offerti sia direttamente sia at- traverso una rete di partner (Aernoudt, 2004; Sansone et al., 2020). Va precisato che, spesso, si tende ad utilizzare i ter- mini ‘incubatore’ e ‘acceleratore’ come sinonimi, ma, sebbene gli obiettivi siano gli stessi, alcuni paper scientifici pongo- no una distinzione: il ruolo di incubatore consisterebbe prevalentemente nel sup- portare team imprenditoriali prima della loro costituzione e organizzazioni appena costituite, laddove l’acceleratore avrebbe invece il compito di supportare organiz- zazioni già costituite da qualche mese/ anno. Altre differenze tra incubatori e ac- celeratori riguardano i tempi del supporto e l’organizzazione delle attività: gli acce- leratori, a volte, possono avere un tempo medio di accompagnamentominore degli incubatori (Bruneel et al., 2012; Pauwels et al., 2016). Nel Paese, il 90% delle organiz- zazioni che dichiara di svolgere un ruolo di acceleratore ha un tempo medio di supporto inferiore a un anno, che diventa invece superiore ad un anno per la mag- gior parte delle organizzazioni (il 58%) che svolge la funzione di incubatore. I centri che svolgono contemporanemante ruolo di incubatore e di acceleratore sembrano avere delle tempistiche di supporto mede superiori agli acceleratori ed inferiori agli incubatori. Mappatura degli incubatori Si tratta, in ogni caso, di un settore vitale ed in crescita. Gli incubatori/acceleratori italiani hanno rappresentato complessiva- Polo Innovativo di Brescia “Lo dicono le statistiche: la maggior parte delle start-up chiude entro tre anni – osserva Stefano Patelli, direttore del Polo Innovativo (nella foto) -, ma quelle incubate arrivano a superare i cinque anni di vita. Sappiamo che le neoimprese possono navigare in acque tempestose, se non adeguatamente supportate, rischiando di naufragare prima ancora di poter esprimere tutte le loro potenzialità. E proprio questo vogliamo evitare che accada”. Il Polo Innovativo di Brescia è orientato a creare valore e opportunità per tutti gli attori che decidono di entrare in rete. “Mettiamo a disposizione – riferisce Patelli – una serie di asset che accompagnano il cammino dell’impresa dalla sua nascita allo sviluppo, fino al consolidamento, potendo contare su un team di professionisti sempre al loro fianco. Ospitiamo uno dei 43 Centri di trasferimento tecnologico italiani e abbiamo una Business Unit unicamente dedicata alla sostenibilità delle imprese”. In tale fermento di attività si inserisce anche la prospettiva di aprire una propria sede presso il Polo Meccatronica Valley. Uno step importante per la struttura bresciana, che sta intraprendendo un percorso di incubatore certificato, anche per portare avanti la propria candidatura (sarà esaminata nel 2026) al titolo di Edih, European Digital Innovation Hub. Un traguardo ambizioso: i Poli europei dell’Innovazione digitale sono infatti sportelli unici che aiutano le imprese e le organizzazioni del settore pubblico a rispondere alle sfide digitali e a diventare più competitive.
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