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22 rmo MARZO 2025 INCHIESTA lo sviluppo tecnologico nell’area. In tal senso, sono sicuramente degni d’attenzione i centri tecnologici creati in America Latina, anche grazie al contributo delle associazioni del sistema di Con- findustria, che costituiscono un vettore d’entrata nei mercati del- la regione della tecnologia italiana, offrendo formazione per l’uso di quest’ultima e un supporto di qualità allo sviluppo industriale dei paesi ricettori. Esempi di questi sono il Cesat (centro tecni- co per l’industria delle materie plastiche e della gomma, ideato principalmente per fornire formazione e assistenza alle nume- rose imprese locali) nello stato di Puebla e il Cimmath (centro d’innovazione italiano-messicano per la manifattura ad alta tec- nologia) nello stato di Hidalgo, entrambi in Messico. Risultati più significativi in termini di internazionalizzazione delle nostre imprese potrebbero derivare anche da una maggior partecipa- zione a programmi di cooperazione internazionale, nei quali la partecipazione italiana risulta ancora debole. Tra i bandi di gara indetti dalla banca multilaterale della regione, la Banca Intera- mericana di Sviluppo (IDB), per esempio, si osserva che a fronte degli oltre 33 miliardi di dollari stanziati negli ultimi 10 anni dall’i- stituto (per circa 80.000 progetti di vario tipo), le aziende italiane si sono aggiudicate appena 90 gare, per un ammontare di soli 203 milioni di dollari, valori corrispondenti a meno dell’1% del totale, di cui in gran maggioranza facenti capo al settore ‘con- sulenza ingegneristica’. Peraltro, osservando la natura dei bandi messi a gara dalla Banca si evince che molti Paesi della regione sono interessati da progetti per la cui realizzazione sarebbe ne- cessaria l’importazione di macchinari e tecnologia italiani. Molti riguardano settori come l’elettro-mobilità, le infrastrutture di tra- sporto, la creazione di sistemi per lo stoccaggio e la trasmissio- ne energetica, e altri semplicemente il supporto a programmi di rafforzamento industriale. Il fatto che ci siano ampi margini di miglioramento per l’export italiano di macchinari non significa che la sua realizzazione sia automatica. Aumentare le esportazioni implica a monte un au- mento della produzione, che a sua volta passa per una crescita degli investimenti. A tal fine, è necessario uno sforzo coordinato di imprese e istituzioni per favorire un irrobustimento generaliz- zato del sistema produttivo italiano e della sua competitività lun- go vari assi. Se da un lato le imprese dovrebbero impegnarsi nel destinare risorse a investimenti produttivi, dall’altro le istituzioni dovrebbero spronare questo processo attraverso la mitigazione degli elementi di incertezza che condizionano le scelte di inve- stimento e predisporre incentivi per tutte le imprese che deci- dano di reinvestire i propri utili per l’acquisto di beni strumentali. RAFFORZARE GLI ACCORDI COMMERCIALI Il susseguirsi di eventi che hanno scosso le economie globali, rendendo maggiormente frammentate le catene di produzione, ha evidenziato l’importanza di stringere accordi che garantisca- no il corretto svolgimento delle attività anche in condizioni di ele- vata complessità. Per l’Italia, questo significa rafforzare i suoi legami commerciali principalmente con i paesi dell’Unione Europea, un importante sbocco per le vendite di macchinari ACT e la principale fonte di investimenti diretti verso l’Italia, ma non solo. Sarà infatti cruciale rinsaldare il legame tra Stati Uniti e UE e fondare nuovi accordi di libero scambio per fronteggiare una concorrenza sempre più intensa e rafforzata da accordi tra paesi terzi, come ad esem- pio il Regional Comprehensive Economic Partnership in Asia. Le sinergie prodotte da nuovi accordi commerciali internazionali, nonostante escludano l’Europa dai loro firmatari, dovrebbero essere comunque sfruttate dalle imprese italiane per rafforzare la loro posizione in quei mercati. Inoltre, la recente conclusio- ne dell’accordo commerciale UE-Mercosur, sebbene manchi- no ancora alcuni passaggi formali per la sua entrata in vigore provvisoria (come per esempio l’approvazione del Consiglio e del Parlamento Europeo), prospetta importanti opportunità di ampliamento delle quote del Made in Italy nella regione, parti- colarmente per quanto riguarda la componentistica e la tecno- logia, date le liberalizzazioni concesse dal Mercosur sui settori automobilistico, delle parti di automobili e dei macchinari.

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