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53 APRILE 2025 rmo Nel 2023 il valore delle vendite finali dell’industria spaziale eu- ropea ha raggiunto gli 8,4 miliardi di euro. Una cifra destinata a incrementarsi nei prossimi anni grazie a una domanda pubblica e privata in continua crescita: per ogni euro speso ne sono cre- ati undici. Con oltre 800 imprese costituite nell’ultimo decennio e 63mila occupati, l’Unione Europea è la seconda regione al mondo per investimenti in imprese spaziali nuove e innovative. L’industria spaziale contribuisce positivamente alla bilancia com- merciale europea, esportando a livello globale sistemi satellitari completi, servizi di lancio, attrezzature e sottosistemi. La scienza e l’esplorazione rafforzano le catene di fornitura europee e la lo- ro posizione sui mercati domestici e internazionali e supportano lo sviluppo tecnologico (hardware e software), riducendo la di- pendenza dai fornitori esteri. In questo contesto, l’industria dello spazio è un settore strategico per futuro del nostro Paese. Il qua- dro emerge dal report ‘La Space Economy italiana: un potenziale stellare da cogliere’ redatto nel novembre scorso da Sace. IL POTENZIALE ITALIANO Grazie a una combinazione di tradizione industriale, eccellenza tecnologica e una rete di imprese altamente specializzate, l’in- dustria dello spazio è un settore strategico per il futuro. Presenta una filiera estremamente ramificata in diversi settori dell’econo- mia. Delle oltre 400 imprese attive in Italia, di cui 250 nella parte core strettamente legata alle attività spaziali, il 66% è composto da PMI e il 27% da start-up, a dimostrazione di una forte dinami- cità e di un potenziale inespresso. Il giro d’affari realizzato è di quasi 3 miliardi di euro (pari allo Nonostante le grandi potenzialità, le aree di miglioramento e i ritardi europei nei confronti dei principali competitor internazionali – su tutti Stati Uniti e Cina – sono ancora diversi. L’Unione Europea sconta, infatti, un gap competitivo che ha diverse radici: un accesso limitato ai finanziamenti, soprattutto nelle fasi avanzate di sviluppo, e ai contratti pubblici; una forte competizione internazionale, soprattutto da parte di imprese americane e cinesi che beneficiano di maggiori investimenti e supporto governativo; finanziamenti nella ricerca e sviluppo ancora troppo contenuti. Il gap europeo negli investimenti privati è stimato in 10 miliardi di euro per i prossimi 5 anni. Le imprese italiane devono far leva sull’eccellenza tecnologica, sull’alta qualità e professionalità della forza lavoro, sulla capacità di fare filiera e lavorare tutte insieme per colmare quel gap non solo fra i confini europei, ma anche internazionali, per accrescere la propria competitività e, conseguentemente, redditività e sostenibilità. Per farlo è necessario semplificare soprattutto le modalità d’accesso al credito per poter realizzare gli investimenti, in particolare per le imprese di piccola e media dimensione e per le tante start-up che caratterizzano il settore, e fare formazione per mantenere e accrescere il valore umano e professionale degli occupati e trattenerlo (ancora una volta favorendone gli investimenti) dalla concorrenza internazionale USA E CINA DAVANTI ALLA UE
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