RMO270

13 SETTEMBRE 2025 rmo Le aziende italiane vantano una lunga tradizione nella pro- gettazione e produzione di macchine utensili e sono tra le più innovative e competitive nel campo delle macchine a defor- mazione. Grazie a un mix di know-how tecnico e capacità di innovazione, infatti, l’industria italiana è riconosciuta a livello internazionale per la qualità delle sue macchine e per la sua capacità di rispondere alle nuove esigenze. Un concetto che è stato ribadito all’ultima edizione della fiera Lamiera dove è stato presentato lo studio ‘Il settore delle macchine utensili a deformazione: trend, sfide e opportunità’ realizzato da CEU in collaborazione con PwC. LO SCENARIO Secondo i dati elaborati dal Centro Studi e Cultura di Impresa di Ucimu, l’industria italiana della deformazione nel 2024 si è con- fermata, nonostante il calo registrato rispetto al 2023 (-14,5%), seconda nella classifica mondiale di produzione con 2,9 miliar- di di euro, dopo la Cina e prima della Germania. Stesso posi- zionamento anche nella classifica di export. Con 1,8 miliardi di euro (+1,1%) di vendite oltre confine, i costruttori italiani di comparto hanno consolidato il secondo posto dietro a Cina e prima della Germania. Rispetto al consumo, con 1,3 miliardi di euro, nonostante il calo del 32,7%, l’Italia ha mantenuto la terza posizione dietro a Cina e Stati Uniti precedendo, ancora una volta, la Germania. Il report PwC è stato realizzato su un campione rappresentativo di aziende del segmento della deformazione. Emerge che, se nel 2024 il contesto geopolitico ha inciso negativamente sull’at- tività di circa il 70% delle aziende del comparto, nel 2025, la quota che dichiara di prevedere difficoltà per effetto del conte- sto si ferma al 61%. Parallelamente, il 10% del totale (contro il 5% del 2024) afferma che l’instabilità potrebbe offrire vantaggi competitivi interessanti, segno che sempre più aziende sono in grado di integrare il fattore geopolitico nella strategia aziendale definendo strumenti avanzati di analisi del rischio, diversifican- do i settori di sbocco, i mercati di destinazione e i partner e in- vestendo in soluzioni tecnologiche utili a contenere gli effetti di possibili crisi economico-politiche. IL SETTORE Se l’indice mondiale di incertezza è ancora tendente decisa- mente verso l’alto (dazi, guerre, aumento dei costi energetici), il settore delle macchine utensili a deformazione ha mantenuto una relativa stabilità, denotando anzi una performance solida e una buona capacità di resilienza verso le crisi esogene. Si con- ferma la leadership italiana e il consolidamento dell’Italia come secondo produttore globale. Sono stati individuati tre fattori fon- damentali che hanno concorso alla sovraperformance. Il primo è dato dalle politiche pubbliche italiane e europee, che hanno recepito le istanze del settore e hanno sostenuto prov- vedimenti legislativi ad hoc, come Transizione 4.0, per il quale il Pnrr ha stanziato 18 miliardi di euro. In secondo luogo, vi è la domanda interna, cresciuta negli ultimi anni ed anche nel primo trimestre 2025, tanto che è stata già consolidata a livello Italia (fonte Istat) uno 04% di PIL su anno. Il terzo fattore è il contribu- to determinante dell’export: gli Stati Uniti sono il primo mercato cliente per il 43% degli intervistati e il secondo per un ulteriore 14%; la Germania è il primo Paese acquirente per il 14% delle imprese campione e il secondo per il 19%; ai primi due partner si aggiunge il Messico, che, al di là del recente exploit, resta, in bilico tra le possibili difficoltà derivanti dalle decisioni dell’am- ministrazione americana sulle politiche commerciali e le oppor- tunità di sviluppo del manifatturiero locale. Quanto alla spada di Damocle dei dazi, PwC ha fatto un calcolo con metodologia accademica, ma su sue elaborazioni, e preso come assunto di crescita del PIL lo 0,8%. È uscita una corre- zione da parte di Banca d’Italia che porta il PIL allo 0,6%, ma si spera di mantenere alla fine la stima iniziale. Potrebbe esserci,

RkJQdWJsaXNoZXIy Mzg4NjYz