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12 rmo GENNAIO/FEBBRAIO 2026 INCHIESTA ni sul PIL sono al ribasso e l’industria fatica a ripartire. Per un’analisi del 2026, occorre considerare alcuni elementi di criticità. Secondo l’analisi di Bilanci d’Acciaio, dovrebbero con- tinuare a pesare i prezzi dell’energia così come le problemati- che relative ai futuri approvvigionamenti di rottame. Accanto a questi, non mancheranno fenomeni esogeni che andranno ad influenzare il comparto: l’instabilità politica, una nuova geogra- fia economica, la definizione delle politiche dell’UE sull’acciaio, le politiche di dumping, la perdita di competitività di alcuni set- tori utilizzatori, gli impatti diretti e indiretti dei dazi e delle politi- che protezionistiche. Come le imprese stanno rispondendo a questi segnali è il ri- Il ‘sentiment’ degli operatori è stato indagato nel corso della tavola rotonda di Bilanci d’Acciaio 2025 dal titolo ‘Acciaio: quale 2026?’ svoltosi nel novembre scorso. Secondo il direttore di FEDERACCIAI - Flavio Bregant , nel 2025 “il settore è stato travolto da shock esogeni e da uno stravolgimento degli equilibri geopolitici internazionali, cui l’Europa non è riuscita a adeguarsi con sufficiente rapidità. Gli strumenti ci sono ma spesso sono delle belle scatole vuote”, prive dei contenuti operativi necessari. Il riferimento è soprattutto all’energia: “Non esiste un vero piano europeo. L’Italia rischia di essere fuori mercato rispetto alla Germania, che avrà prezzi calmierati. Lo stesso vale per molte altre politiche”. Per il member of the board di DANIELI - Antonello Mordeglia , il 2024-2026 è un periodo dominato da due parole chiave: “localizzare e decarbonizzare. Il nostro core business è globale e solo una piccola parte della produzione è destinata all’Italia, poco più del 3%. I margini della siderurgia restano bassi, ma gli investimenti sono molti, soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti. Osserviamo, inoltre, una tendenza crescente alla diversificazione verso gli acciai speciali, in particolare da parte di quei produttori che hanno le risorse per farlo”. Il VP Group direct procurement di FINCANTIERI - Davide Conte , ha individuato nell’incertezza “il male principale, ma ormai dobbiamo conviverci. Per la cantieristica navale i cicli produttivi lunghi amplificano le difficoltà: una nave richiede tre o quattro anni di lavoro. Abbiamo ordini che ci portano avanti per un decennio, ma il prezzo lo decidiamo all’inizio: ciò significa stimare costi e fattori produttivi con un orizzonte di dieci anni”. La presidente di ASSOFERMET - Cinzia Vezzosi , ha evidenziato che “il 2024 è partito con valori coerenti con gli standard, ma nei mesi successivi si è registrato un calo significativo, sia nei volumi sia nella redditività operativa. Il 2025 è proseguito con un ulteriore peggioramento. I prezzi sono rimasti in un intervallo ristretto, ma volumi e marginalità si sono ridotte drasticamente. I centri servizio gestiscono volumi decisamente inferiori rispetto al pre-Covid: siamo a un -20% strutturale. Nelle ultime settimane i prezzi si sono mossi, ma per motivi regolatori, non per una ripresa della domanda”. LE INCOGNITE RALLENTANO LA RIPRESA Valori relativi all’intero settore. Fonte: Bilanci d’Acciaio 2025. Indicatori 2024 2023 2022 ROA (return on assets) 3,7% 6,9% 10,8% ROS (return on sales) 3,5% 6,0% 8,3% ROE (return on equity) 3,5% 9,9% 21,1% Ebitda/fatturato 7,0% 9,0% 11,0% I PRINCIPALI INDICI DI REDDITIVITÀ Dati in milioni di euro. Lo studio non comprende Acciaierie d’Italia, in quanto il bilancio 2024 non era reperibile alla data di elaborazione dei risultati. Fonte: Bilanci d’Acciaio 2025. Fatturato Ebitda Utile Valore aggiunto 2024 70.533 4.917 2.113 10.358 2023 77.579 6.930 3.021 12.209 Var. % 2023/24 -9,1% -29,0% -30,1% -15,2% I PRINCIPALI RISULTATI

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