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47 GENNAIO/FEBBRAIO 2026 rmo stro modo di affrontare le lavorazioni di alta precisione sia il no- stro spirito imprenditoriale”. Un’impostazione che ancora oggi orienta le scelte dell’azienda, sul piano tecnologico come su quello strategico. Questo approccio si traduce in un modello produttivo orientato alla precisione e alla coerenza del proces- so, pensato per rispondere alle esigenze di settori dove l’af- fidabilità è un fattore determinante. Un percorso costruito nel tempo, in cui competenze ingegneristiche e scelte tecnologi- che evolvono in modo integrato. Attualmente WatAJet ha sede a Besnate (in provincia di Vare- se) e si prepara a un ulteriore passo di crescita, con un pros- simo trasferimento in un nuovo capannone produttivo, pensato per supportare l’ampliamento delle attività. APPLICAZIONI AD ALTA CRITICITÀ Il cuore tecnologico di WatAJet è rappresentato dal Micro Abrasive Waterjet, una tecnologia che si colloca in una nicchia ben definita rispetto a EDM e laser, ma che offre vantaggi de- terminanti in applicazioni sensibili. “Il nostro è un taglio a fred- do: non ci sono zone termicamente alterate e quindi il materia- le preserva in tutte le zone il suo stato fisico e chimico”, spiega Luca Villa. Un aspetto fondamentale quando è necessario pre- servare le caratteristiche del pezzo. Rispetto alle altre tecnologie, il micro waterjet si distingue an- che per la versatilità sui materiali: consente di lavorare acciai e superleghe come titanio e Inconel, ma anche plastiche, fibre di carbonio e materiali compositi, spesso critici da gestire con altri processi. Uno dei limiti del waterjet, racconta Villa, è legato alla perce- zione: “Spesso il getto d’acqua viene associato alla carpente- ria, ma qui parliamo di componenti di dimensioni estremamen- te ridotte, nell’ordine di pochi millimetri con tolleranze di pochi centesimi di millimetro. È una qualità di taglio che non sempre viene compresa”. Una qualità che trova riscontro concreto so- prattutto nei settori più esigenti e regolamentati. WatAJet opera in diversi ambiti caratterizzati da elevati stan- dard qualitativi, tra cui medicale, aerospaziale e microlavora- zioni meccaniche. In questi contesti, l’attenzione al controllo del processo è imprescindibile. “Nel medicale, come nell’aerospaziale, lavoriamo su compo- nenti critici: sono particolari che vanno in sala operatoria o ven- gono impiantati nel corpo umano, e richiedono controlli accu- rati e costanti”, sottolinea Luca Villa. È qui che il micro waterjet, insieme a un sistema produttivo strutturato, diventa un alleato naturale per affrontare lavorazioni dove precisione, ripetibilità e affidabilità non ammettono compromessi. DALL’ACQUA ALLA TORNITURA Il percorso di WatAJet non si è fermato al taglio a getto d’ac- qua. Nel tempo, l’azienda ha affiancato al micro waterjet la tornitura a testa fissa e successivamente la fantina mobile, rispondendo all’evoluzione delle richieste dei clienti: dai pro- totipi alle piccole serie, fino a produzioni di migliaia di pezzi. Per WatAJet, l’integrazione delle tecnologie non è un concetto astratto, ma una scelta concreta: “Avere tutta la catena produt- tiva in casa ci permette di supportare il cliente in tutte le fasi della produzione”, spiega Villa. Un approccio end-to-end che consente di affrontare componenti complessi e applicazioni critiche con elevato controllo e coerenza, valorizzando le com- petenze interne. Nel 2020 WatAJet introduce nel proprio reparto una Swiss GT 26 di Tornos, seguita più recentemente dall’arrivo di una Swiss XT 16 a 9 assi. Una scelta che si inserisce in modo naturale nel In alto, la sede di WatAJet a Besnate, in provincia di Varese, è l’interno dell’azienda. Sopra, da sinistra: Luca Villa, Prof. Massimiliano Annoni, Stefano Volpi e Francesco Arleo. I protagonisti della nascita e dello sviluppo di WatAJet, tra ricerca accademica e applicazione industriale.

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