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19 APRILE 2026 rmo sed28, in cui le macchine analizzano in tempo reale il contesto ed agiscono in modo autonomo in base alle istruzioni ricevute e all’ambiente circostante. Le sfide da affrontare sono molteplici e riguardano il migliora- mento delle prestazioni, l’impiego di nuovi materiali, la facilità di manipolazione degli oggetti, la facilità di utilizzo e l’interazione con gli esseri umani, nonché la capacità di garantire un presidio di cybersicurezza e il fabbisogno di investimenti dell’ecosiste- ma tecnologico a supporto del settore. L’evoluzione verso la robotica avanzata dipende in particolare da quattro aree chiave di sviluppo: Adattamento e apprendimento: l’evoluzione dei robot richie- derà processi di apprendimento continui e non lineari, capaci di rimodulare ciclicamente azioni e comportamenti delle macchi- ne in base al contesto e alle esigenze degli utenti; Percezione e interazione fisica: i futuri robot dovranno poter contare su una percezione avanzata dell’ambiente, saper iden- tificare oggetti e caratteristiche fisiche, oltre a interagire in mo- do fluido e sicuro con gli esseri umani; Manualità e destrezza: capacità di presa, manipolazione e co- ordinazione sempre più sofisticate consentiranno ai robot di ge- stire anche oggetti complessi e flessibili e raggiungere livelli di destrezza comparabili a quelli umani; Autonomia e controllo: il grado di autonomia definirà quan- to un robot possa operare con minima supervisione, gestendo compiti complessi senza interventi esterni costanti Nonostante l’attuale vantaggio competitivo nel settore, l’Unione Europea si trova a fare i conti con diversi fattori che rischiano di compromettere il suo posizionamento. In primo luogo, la UE è in forte ritardo nello sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali ad essa collegate. l volume di investi- QUOTA IMPRESE INNOVATRICI IMPRESE CHE COLLABORANONELLA RICERCA CON PARTNER UE (2022) FONTE: ELABORAZIONI CDP SU DATI EUROSTAT. UE 26% 31% 18% 27% 5% 5% 6% 9% GERMANIA SPAGNA ITALIA TOTALE IMPRESE GRANDI IMPRESE menti nel settore è infatti attualmente di un ordine di grandezza inferiore rispetto agli altri principali attori internazionali: nell’ul- timo decennio (2013-2024) la UE ha investito in soluzioni di AI un ammontare complessivo di 49 miliardi di dollari, contro i 119 della Cina e i 470 degli Stati Uniti. Solo nell’ultimo anno si è registrata una progressione significa- tiva per la UE, con investimenti per oltre 14 miliardi di dollari, superando la Cina (ferma a 9) al secondo posto della classifica mondiale, pur restando ancora molto lontana dagli USA (109). L’Italia sconta a sua volta un gap significativo nel campo dell’AI rispetto ai principali peers europei: nel 2024 sono nate 14 nuo- ve start-up specializzate in AI (rispetto alle 67 tedesche e le 59 francesi) e sono stati investiti 900 milioni di dollari (meno della metà di Francia e Germania). Il secondo fattore di rischio per la leadership robotica dell’Eu- ropa è legato alla frammentazione del suo ecosistema dell’in- novazione. A differenza dei principali competitor internazionali (Cina e Stati Uniti) che hanno politiche di ricerca e innovazione centralizzate, ogni Stato membro delinea le proprie strategie in materia di innovazione a seconda delle esigenze economiche e delle priorità nazionali. I finanziamenti per la ricerca e l’innovazione finiscono quindi per essere altamente dispersi e spesso disallineati tra i diversi territori, creando così duplicazioni negli investimenti. Le reti europee di collaborazione per le attività di ricerca e inno- vazione raramente si estendono oltre i confini nazionali o anche regionali, con il risultato che le complementarità tecnologiche e industriali non vengono sfruttate appieno. Nella media dei Paesi UE, solo il 9% delle imprese innovatrici collabora sistematica- mente per le proprie attività di ricerca e sviluppo con partner di altri Stati membri, valore che in Italia scende al 5%. Tra le grandi aziende europee la percentuale si ferma al 31%, mentre in Italia al 27%. Infine, nonostante sin dal 2020 la UE abbia messo in campo va- rie iniziative di policy a sostegno della robotica, comprese linee di finanziamento dedicate all’interno del programma Horizon Europe, manca ancora oggi una strategia di politica industria- le complessiva per il settore, in grado di: garantire un finanzia- mento pubblico continuo e adeguato ai fabbisogni finanziari dei progetti più promettenti lungo tutte le fasi di sviluppo tecnolo- gico (dalla ricerca applicata alla prima industrializzazione). La robotica si caratterizza infatti per un ciclo d’innovazione parti- colarmente lungo, che dura mediamente 15-20 anni dal labo- ratorio al prodotto sul mercato (ossia il doppio e il triplo dei cicli d’innovazione tipici del mondo software), con un fabbisogno di investimenti che cresce ad ogni fase di sviluppo per la necessi- tà d’integrare le innovazioni all’interno di sistemi fisici complessi in funzione degli ambiti applicativi su cui si innestano; stimolare gli investimenti privati per consentire a questi progetti di rag- giungere successivamente la fase di produzione su larga scala, evitando così che le aziende continentali a più alto potenziale finiscano per perdere la corsa tecnologica o per essere acqui- site da concorrenti extra-europei.
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