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30 rmo GENNAIO/FEBBRAIO 2025 INCHIESTA QUANDO IL SALTO TECNOLOGICO Per Alessandro Santamaria, CEO di Roboteco, “La nostra azienda si occupa di saldatura e di integrazione di sistemi. Negli anni ‘80 e ‘90 eravamo dei metalmeccanici analogici che saldavano con celle stand alone; a partire da vent’anni fa, e fino al 2020, siamo diventati dei meccatronici digitali, il che equivale ad automazione delle attrezzature, interconnes- sione delle celle e con i sistemi gestionali di fabbrica. Ades- so, anche per noi è cambiato tutto: sembra di vivere una ri- voluzione, soprattutto dal punto di vista dell’utilizzatore che è il nostro primo partner, del quale cerchiamo di comprendere come percepisca il valore che proponiamo”. Alla domanda se sia il momento giusto per un cambio di paradigma e se ‘siamo pronti’ per introdurre metodi AI & Robotics nei processi indu- striali, Santamaria non esita a rispondere “assolutamente sì”. Anche se a determinate condizioni: “Prima era facile, trasferi- vamo un valore aggiunto nelle nostre aziende, creavamo posti di lavoro ed abbiamo supportato l’industria italiana nel diven- tare il quarto esportatore di beni del mondo. Per di più, sia- mo secondi in Europa per l’installazione di robot. Credo che in questo momento storico ci si presenti una sfida importante che dobbiamo cogliere insieme, imprese e ricercatori, per ca- pire cosa veramente serve all’industria italiana per rimanere competitiva su scala globale”. Il timing per il ‘salto’ tecnologico può essere quello corretto, tanto dal punto di vista delle aziende, quanto della ricerca. “Pensiamo che uno degli aspetti più dirimenti, per far sì che l’Intelligenza Artificiale possa effettivamente entrare in cam- po, concerne la safety e quello che si definisce ‘text plain ability’, intendendo che l’AI possa mettersi in contatto con l’essere umano e spiegare anche quel che essa suggerisce - dice Alberto Castellini, professore all’Università di Verona -. Accade quando, ad esempio, l’Intelligenza Artificiale pro- pone una decisione o una scelta che il robot deve effettuare e, confrontandosi con l’essere umano, questi chiede perché la cosa potrebbe essere positiva e vorrebbe che il sistema fosse anche in grado di spiegare cosa sta dietro”. Proprio quanto succede col navigatore della nostra auto che, se se- gnala di prendere una strada che non conosciamo, spesso non ascoltiamo preferendo spegnerlo. “Se, però, potessi- mo chiedergli perché vuole che andiamo in una direzione e non nell’altra, e ce lo spiegasse, a quel punto probabilmen- te seguiremmo le sue indicazioni - aggiunge Castellini -. Perciò, come dipartimento universitario, abbiamo attivato un nuovo corso di laurea in Intelligenza artificiale e abbiamo vo- luto dedicare un corso all’Explainable AI, nel quale cerchiamo
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