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11 APRILE 2026 rmo e Germania (20%) e sostanzialmente in linea con la Spagna. Allo stesso tempo, però, la crescita del capitale fisico disponi- bile mostra una dinamica relativamente debole nel confronto internazionale, anche quando considerata in rapporto all’input di lavoro. Gli investimenti in beni materiali costituiscono stori- camente la quota più rilevante degli investimenti manifatturie- ri: la propensione media all’investimento nell’ultimo decennio è stata del 18,1% del valore aggiunto, consolidando la distanza già esistente rispetto alla Francia (11% medio) e alla Germania (9,3%). Al contrario, per quanto in crescita nel tempo, la pro- pensione agli investimenti in beni immateriali (15%, solo in parte inclusi negli investimenti in capitale fisso) rimane sensibilmente inferiore a quella osservata in Germania (18%) e Francia (23%), soprattutto per quanto riguarda gli investimenti in proprietà in- tellettuale. Il manifatturiero italiano ha ridotto le proprie dipendenze critiche di circa un terzo negli ultimi otto anni, soprattutto a causa del calo delle importazioni di gas dalla Russia e a una crescente diversificazione delle forniture energetiche. Nel 2023 le dipen- denze manifatturiere dall’estero riguardavano 364 prodotti, per un valore di circa 26 miliardi di euro (8,7% del valore aggiunto manifatturiero), con livelli di criticità molto differenziati tra settori e fornitori. La farmaceutica presenta un elevato livello di con- centrazione delle importazioni, mentre i semilavorati elettronici e le apparecchiature elettriche mostrano una forte esposizio- ne geopolitica, con quote di fornitura dalla Cina comprese tra l’80% e il 90%. Inoltre, le importazioni critiche della farmaceuti- ca e dell’elettronica risultano quasi interamente strategiche e ad Negli ultimi dieci anni, il sistema degli incentivi agli investimenti in beni strumentali 4.0 (a elevato contenuto tecnologico e digitale) ha rappresentato uno dei pilastri della politica industriale italiana. Le misure, riconducibili inizialmente al cosiddetto Piano Industria 4.0 e poi al Piano Transizione 4.0, hanno mobilitato risorse complessive pari a circa 60 miliardi di euro per il periodo 2016-2028, favorendo la modernizzazione del tessuto produttivo e sostenendo la ripresa degli investimenti dopo le crisi del 2008-2009 e del 2012-20131. Dopo una prima fase in cui le agevolazioni erano disegnate come maggiorazioni degli ammortamenti (super e iperammortamento), dal 2020 il sistema di incentivi si è evoluto nella forma di crediti d’imposta. Gli incentivi Industria 4.0 hanno contribuito in modo determinante alla crescita degli investimenti, determinando un valore di investimenti ‘aggiuntivi’ stimato pari a circa 19 miliardi di euro nel solo triennio 2020-2022. La crescente complessità normativa e il ridisegno delle misure a partire dal 2024, con l’introduzione di tetti di spesa e procedure ex ante più stringenti, ne hanno ridotto l’attrattività per le imprese. È questo il caso degli incentivi del Piano Transizione 5.0, per i quali a inizio novembre scorso è stato deciso un tetto alle risorse a 2,5 miliardi di euro (dai 6,3 inizialmente stanziati) che ha determinato l’improvvisa chiusura del Piano per esaurimento delle risorse perchè già completamente assorbite, seppur in larga parte da prenotazioni per progetti non ancora completati. Il disegno di Legge di Bilancio 2026-2028 prevede il ritorno all’utilizzo delle deduzioni (iperammortamento), invertendo la scelta operata nel 2020 di trasformare questi incentivi in crediti d’imposta. INCENTIVI FISCALI 5.0

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