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12 rmo APRILE 2026 INCHIESTA alto contenuto tecnologico. Infine, il comparto ha partecipato al forte calo della produzione industriale registrato nel 2023 (-2,0%) e nel 2024 (-4,0%), che ha riportato i livelli produttivi al di sotto di quelli pre-pandemia, vanificando il rimbalzo del 2021-2022. Il 2025 si è aperto con una dinamica sopra le attese: anche per effetto dell’anticipo delle esportazioni verso gli Stati Uniti in vista dell’entrata in vi- gore dei dazi, la produzione ha mostrato un recupero moderato nella prima metà dell’anno (+0,5% nel primo trimestre, +0,2% nel secondo), tornando però in calo nel terzo trimestre (-0,5%). COMPETITIVITÀ DEL COMPARTO La bassa dinamica della produttività rappresenta una delle principali criticità strutturali della manifattura italiana. Negli ul- timi trent’anni, pur mostrando un andamento migliore rispet- to ai servizi e all’economia nel suo complesso, la produttività del lavoro per ora lavorata ha registrato una crescita cumulata (+26%) significativamente inferiore rispetto a quella delle prin- cipali manifatture europee: un terzo circa rispetto a quella regi- strata in Francia e Germania, meno della metà rispetto a quella in Spagna. La porzione più rilevante di questo divario si è gene- rata tra il 1995 ed il 2014, prevalentemente a causa di un contri- buto negativo della produttività totale dei fattori. Tra il 2015 e il 2019, la crescita della produttività manifatturiera italiana ha mostrato invece segnali di convergenza rispetto ai competitors europei, grazie anche al contributo più favorevole del capitale intangibile e ad un contributo finalmente positivo della produttività totale dei fattori. Le crisi successive, prima sa- nitaria e poi energetica, hanno reso meno chiara la lettura sia dei segnali di convergenza sia delle loro cause, e la dinamica della produttività in Italia è tornata a perdere terreno. In parti- colare, lo shock energetico ha colpito l’Italia più severamente rispetto ad altri paesi europei, determinando un incremento più marcato dell’incidenza dei costi energetici sul totale dei costi di produzione — un’incidenza che risultava già relativamente ele- vata prima della crisi. Soprattutto nei settori energy-intensive, l’aumento dei costi dell’energia rischia di ridurre gli incentivi a investire, sia attraverso un effetto di offerta (l’incremento dei co- sti marginali innalza la soglia di redditività degli investimenti) sia tramite un effetto di domanda (la contrazione della domanda in- dotta dall’inflazione tende a comprimere gli investimenti), con implicazioni potenzialmente più durature sulla dinamica della produttività. Infine, nel biennio 2023-2024, la manifattura italia- na, a fronte di un marcato calo della produzione industriale, è stata caratterizzata da un fenomeno di labour hoarding partico- larmente ampio, che ha ‘meccanicamente’ determinato un calo della produttività del lavoro. Nell’ultimo decennio, la crescita della produttività è stata traina- ta in larga parte da variazioni positive nella produttività dei set- tori manifatturieri (within sectors). Questo contributo riflette sia un aumento della produttività media delle imprese sia una più efficiente riallocazione delle risorse tra imprese all’interno dei singoli settori. Pur diffuso, il miglioramento è stato più marcato L’INCIDENZA DEI COSTI ENERGETICI È PIÙ ELEVATA IN ITALIA (PERCENTUALE SUL TOTALE DEI COSTI DI PRODUZIONE, MANIFATTURA). NOTA: ESCLUSO IL SETTORE DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO. I COSTI ENERGETICI SONOQUELLI RELATIVI ALL’ACQUISTO DI MATERIA PRIMA ENERGETICA, DI PRODOTTI DERIVATI DALLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO E PER LA FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA. LE ALTRE VOCI DI COSTO DI PRODUZIONE PER LE IMPRESE SI SONO IPOTIZZATE INVARIATE. IL 2025 INCLUDE I PRIMI 6 MESI. FONTE: ELABORAZIONI E STIME CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA SU DATI OECD, REFINITIV, EUROSTAT. SOSTEGNO PUBBLICO ALLE MAGGIORI IMPRESE MANIFATTURIERE IN 14 SETTORI, PER AREA GEOGRAFICA NOTA: IL GRUPPO ‘ALTRI’ COMPRENDE BRASILE, INDIA, INDONESIA, MALESIA, RUSSIA, ARABIA SAUDITA, SUD AFRICA E DIVERSI ALTRI PAESI PIÙ PICCOLI, PER I QUALI SONO INCLUSE SOLO POCHE IMPRESE. FONTE: OECD (2025A).
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